Quando una relazione finisce

Quando finisce una relazione, sia che sia stata una breve relazione, l’amore della vita, la convivenza o il matrimonio, è sempre un’esperienza molto dolorosa, che provoca una rilevante sofferenza a chiunque si trovi ad affrontarla. Tipicamente, in queste situazioni, si abbonda di frasi fatte come, ad esempio: “Che vuoi che sia! Ne troverai un’altro/altra”, “non ci pensare” oppure la classica “tranquillo, con il tempo passerà!!”. Nessuna di queste però sembra aiutare la persona che stà soffrendo per la fine di una relazione, perchè essa/o è pienamente consapevole che sono frasi dette da persone che non stanno passando quello che stà passando lei/lui, che non soffrono l’abbandono e l’angoscia e di conseguenza, con queste frasi, fanno arrabbiare e fanno sentire più sola la persona in questa situazione di sofferenza. La principale cosa da fare in questa situazione è concentrare le attenzioni su di se perchè è normale essere vulnerabili dopo un abbandono, ed è normale concedersi del tempo per riprendersi dall’accaduto.

Come si affronta?

Nel corso degli anni, siamo arrivati a capire che il percorso, che viene intrapreso dopo la fine di una relazione, sotto alcuni aspetti, è un percorso analogo a quello che viene intrapreso dopo un lutto.

Lo suddividiamo in 5 fasi:

•Il percorso comincia con una fase di negazione, in cui rifiutiamo di accettare l’accaduto e la nostra mente ci protegge dal vedere che quello che avevamo costruito con il nostro partner fino ad oggi, è svanito. Tutti i sogni, i progetti, le aspettative che rappresentava il nostro partner, vengono improvvisamente cancellate e ci chiediamo come sia possibile che tutto ciò, di colpo, sia crollato irrimediabilmente. Durante questa fase, è necessario, accettare che nella vita nulla è certo e dobbiamo essere cosapevoli che possiamo fare ordine solamente con il disordine. Proprio come quando al cambio di stagione, mettiamo in ordine i nostri abiti nel disordinato armadio, così anche dopo un disorientato e disordinato periodo della nostra vita, tornerà la stabilita e l’ordine.

•La prima fase, ovvero quella della negazione, ha una durata di alcuni minuti o di alcuni giorni e viene seguita da quella della rabbia in cui realizziamo quanto è accaduto e siamo pervasi da un’energia minacciosa e negativa, derivante dal senso di abbandono che proviamo. Questa rabbia può essere diretta verso il nostro partner, verso i nostri amici, i nostri familiari e verso noi stessi, colpevolizzandoci per non aver compreso, per aver sbagliato, dimenticandoci che vediamo nel partner ciò che noi stessi vogliamo vedere. Per attraversare questa fase, abbiamo bisogno di buttare fuori tutta questa rabbia che ci attanaglia e un buon metodo è quello di scrivere, scrivere di tutta la rabbia che proviamo, cosi ce ne potremo distaccare.

•Dopo la fase della rabbiaarriviamo alla fase del patteggiamento, della riparazione. In questa fase ci facciamo delle domande su cosa avremmo potuto e cosa potremmo fare per riparare la situazione. Tutte quelle domande del tipo: “se avessi fatto…”, “se mi fossi comportato/a”…

•Ma dobbiamo esere consapevoli che il passato non possiamo cambiarlo e di conseguenza, anche se con fatica, dobbiamo guardare al futuro, quindi arriviamo alla fase della “depressione”, dove siamo avvolti da quel dolore che non ci lascia alcuna possibilità, se non quella di arrenderci ad esso, aspettando che passi. Il dolore non possiamo guarirlo ma dobbiamo lasciarlo scorrere e spesso, in questa fase, tendiamo ad ignorarlo, pensando che in questo modo svanisca più velocemente. Le principali cose che facciamo sono: evitiamo di pensare a lui/lei, evitiamo i posti che ci legano alla storia, ci buttiamo a tempo pieno nelle attività quotidiane. Ma in realtà più evitiamo, più rimaniamo legati, perchè se riflettiamo è proprio evitando qualcosa che ci ricordiamo che essa è sempre lì. Se, invece, cominciamo a soffrire potremo poi smettere di farlo. In questa fase è necessario ricordarci ciò che c’era di bello nella relazione, tutti gli episodi che ci hanno fatto piacere e i ricordi che amiamo ripercorrere. Quindi dovremmo “fare pace con il nostro dolore e con i nostri ricordi”.

•Alla fine, arriva la fase dell’accettazione, in cui finalmente diveniamo l’unica persona indispensabile a noi stessi, ci apriremo a nuove esperienze e a nuove mete.

Ricordiamoci che la guarigione da una sofferenza non avviene dall’oggi al domani, ma dobbiamo concentrarsi su se stessi e accettare che ci potranno essere delle ricadute e dei momenti in cui il dolore riaffiorerà. Non evitare il dolore e non nasconderti da esso, ma affrontalo e vivilo, solamente così ti stai prendendo cura di te stesso, non sottovalutare la tua sofferenza, perchè può trasformarsi in un demone da cui non ti libererai mai.

Di Manuele Battistini • Educatore sociale • Consulente in Psicobiologia •

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